Storytelling fotografico

A cura di Federica Cerami

Per entrare nel merito della costruzione del Portfolio Fotografico credo possa essere di grande aiuto avvalersi delle tematiche relative allo Storytelling.
Raccontiamo storie da sempre e le nostre storie passava da persona a persona
oralmente quando non c’era la scrittura e né tantomeno la fotografia.

Raccontavamo storie sotto gli alberi radunando tutti gli abitanti del villaggio:
volevamo stare assieme e restituire il senso dell’identità di un popolo.

Abbiamo, poi, continuato a raccontare storie nel corso dei secoli cambiando lo
strumento della nostra comunicazione.

Questo video spettacolare è stato realizzato per la promozione del turismo nello
stato dell’Oregon (Nord-Ovest degli Usa)..

Ogni storia è un viaggio. Il viaggio dell’eroe.
in questo viaggio l’eroe non siamo noi ma il viaggiatore, pronto a partire per
questi paesaggi incantati.

“Sfila via i fatti dalla realtà: quel che resta è storytelling”

Spiega Baricco che il maggior pregio di questa definizione è quello di abbattere
un pregiudizio errato sullo storytelling, e cioè che “realtà” e “storytelling” siano
due cose separate:

Lo storytelling non è una sovrapposizione in un secondo momento, ma una parte
della realtà.
Un fatto, senza storytelling, non esiste. Non è reale
Ad esempio: Una moneta, strumento geniale, è composta da un fatto – cioè che è
un dischetto di metallo di un certo peso, di un certo valore – dopodiché chi la
conia stampa sulle due facce qualcosa. Quello che era un dischetto di metallo –
un fatto – diventa una realtà vera. Quello che ci stampa sopra è storytelling.
Moneta: la realtà formata da un fatto – la quantità di materiale – e da un gesto –
lo storytelling – che ne fa una moneta

Baricco affronta la questione del rapporto tra fatti e storytelling nella
rappresentazione della realtà, sostenendo che le comunicazioni di maggiore
successo sono quelle che, compiuta una scelta si mantengono coerenti nei confronti della decisione.

Lo scrittore propone poi uno schema, presentandolo come un piccolo riassunto:

FATTI STORYTELLING

MATERIALE                                                     IMMATERIALE

RAZIONALE                                                     IRRAZIONALE

IMPERSONALE                                               SOGGETTIVO

CONVINCENTE                                               EMOZIONANTE

SAPERE                                                             IMMAGINARE

Per rendere ancora più esplicito il concetto, Baricco usa due personaggi noti per esporre gli esempi dei due opposti: Obama per lo storytelling (la sua comunicazione emoziona, avvicina la persona a cui si rivolge),

Draghi per i fatti (massima impersonalità, tendenza al grado zero dello storytelling).
Lo storytelling è una specie di corrente, fluisce con delle sue regole che
conosciamo solo in parte, e che riusciamo a controllare solo ogni tanto.
Mi piace, pensare che uno dei grandi modi che abbiamo a disposizione per immetterci in percorso di narrazione fotografica, possa partire dalle fiabe e, in tal senso ne cito una a me molto cara.
La ricordate la fiaba: Le mille e una notte?
L’arte di raccontare storie, con la sua capacità inventiva e le sue raffinate arti
affabulatorie, salva la vita a Sherazade.
Ogni notte al suo sposo narra un racconto che interrompe all’alba sul più bello
riuscendo, in tal modo, a rinviare la sua esecuzione, fino a quando, dopo tre anni,
il sanguinario monarca le concede salva la vita e per la coppia inizia una vera e
propria luna di miele.
Nella storia della letteratura non esiste una parabola più semplice e illuminante
per spiegare l’importanza della fantasia e dell’invenzione nella vita degli esseri
umani e come questa abbia contribuito a riscattarli dagli inizi bui della loro
storia.
Per Sherazade raccontare storie che catturino l’attenzione del Re è una
questione di vita o di morte.
E’ così anche per voi? Il vostro progetto narrativo vi salverà la vita? La vostra
storia prenderà una forma che riscatterà qualcosa del vostro passato o del
vostro presente?
Quando il Re chiede perdono alla sposa e si pente per i suoi delitti del passato,
diventa un essere che le favole hanno fatto diventare CIVILE, SENSIBILE e
SOGNATORE.

Provate a chiedervi adesso: le vostre storie fotografiche come cambieranno i vostri spettatori?

Per rispondere a queste e altre domande, possiamo partire da uno schema che ci
servirà a costruire una buona narrazione e che viene normalmente usato per la
scrittura.

La regola delle 5 W

Ecco nel dettaglio le 5 W e il loro significato:

1. Who? (Chi?) Chi sono i protagonisti? Non perderli mai di vista e fai in modo

che abbiano tratti ben precisi.

2. What? (Che cosa?) Che cosa è successo?

3. When? (Quando?) Quando è successo ciò che stai descrivendo?

4. Where? (Dove?) Dove è ambientato l’evento? Verifica le indicazioni

geografiche.

5. Why? (Perché?) Perché i protagonisti hanno agito in un certo modo? Non

lasciare “perché?” senza risposta.

6. A queste 5 W si è poi aggiunta una sesta domanda:

How? (Come?) Come si è svolto l’evento? Controlla la coerenza logica.

Possiamo decidere di rispondere a tutte queste domande o solo ad alcune: a voi
la scelta.

Ricordatevi sempre che questo è soltanto uno schema.

La mia idea è che lo spettatore sarà concentrato, attraverso le sue emozioni, con

l’AUTENTICITA’ della vostra narrazione.

In tal senso vi chiedo:
Quanta parte di voi finirà in questo racconto?
Le fotografie realizzate da voi, al pari di quelle che voi scegliete e che sono
realizzate da altri, parlano di voi, lasciano la vostra impronta?
Fate mente locale alla vostra produzione fotografica: quanto dice di voi?
Potreste presentarvi a chi non vi conosce attraverso una vostra fotografia?

Vi rimando alla lettura di un mio articolo riguardo alla costruzione del Portfolio
fotografico chiedendovi di utilizzare i suoi contenuti come spunto per il vostro
racconto.

http://www.ilasmagazine.com/2017/12/07/cosa-come-e-perche-i-treelementi-chiave-di-un-portfolio-fotografico/

Schematizzando alcuni punti contenuti nell’articolo possiamo partire da:

STRUTTURA NARRATIVA ATTRAVERSO LE IMMAGINI

La struttura di una buona storia ha bisogno di alcuni elementi fondamentali.
Prima di iniziare a fotografare, considerate quale filo narrativo seguire
In linea di massima, una storia efficace presenta, quasi sempre, la seguente

struttura logica:

1. Introduzione.

Scattate delle immagini che riescano a contestualizzare il
resto del vostro racconto.
Pensate a un romanzo: molto spesso sono proprio i primi paragrafi che
determinano il suo successo. Il potenziale lettore, sfogliando il libro in libreria,
potrebbe decidere se acquistarlo o no proprio dopo aver dato un’occhiata alle
prime pagine… Per le “storie visive” è assolutamente la stessa cosa. Molte volte
gli scatti introduttivi danno alle persone la motivazione per approfondire o
meno un determinato racconto.

2. Trama.

Tutte le buone storie sono molto di più che semplici parole
vuote. Un racconto efficace è in grado di sviluppare più aspetti diversi a vari
livelli: idee, sentimenti, esperienze a gradi di profondità differenti. Riuscire a
fotografare la trama cogliendola nella sua essenza dovrebbe costituire lo scopo
fondamentale di ogni buon racconto. Oltre che mostrare quanto accade, un
grande fotografo dovrebbe essere capace di far riflettere

3. Conclusioni.

Diciamo che ogni buon “romanziere” ha quasi sempre in testa
come concludere correttamente una storia.

Considerate sempre che la foto di chiusura del vostro racconto sarà la depositaria del vostro messaggio e sarò quella che il vostro fruitore si ricorderà con più intensità, assieme a quella di apertura.

GLI SCHEMI sono sempre importanti per iniziare un racconto, poi vanno buttati
via oppure vanno negati, un po’ come accade per la tecnica fotografica, che è
fondamentale per iniziare ma che, a un certo punto, va personalizzata per non
farla diventare una gabbia espressiva.

Siamo soltanto all’inizio del nostro percorso: preparatevi quindi all’idea di
venirne fuori con degli schemi narrativi diversi da quelli con i quali avete iniziato e magari anche con una storia diversa da quella che avete in mente
proprio in questo momento.

Durante il nostro percorso tutto si “personalizzerà”

Concludo queste riflessioni con un ulteriore schema che vi potrà tornare utile quando vi troverete a fare l’editing del vostro lavoro e a verificare l’impatto sui vostri fruitori.

Alla fine cosa resterà (potrà restare) del vostro racconto?

  •  Le emozioni
  •  L’autenticità
  • Un dubbio
  • Una scoperta
  • Una certa idea di specchio nel quale potersi rivedere

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